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 locandina dell'evento

"ANCHE I MALATI RIDONO" (Komen Roma Race for the Cure "Insieme per la Cura")

Ogni tanto mi viene voglia di riprendere in mano il mio diario. Rileggendolo mi accorgo che non c'è un lieto fine, anzi non c'è una fine: meno male! Se ci fosse una fine vorrebbe dire che sono finita io, e invece io non sono finita e non ho nessuna voglia di finire! Ma vogliamo scherzare? Con tutto quello che ho passato ci mancherebbe altro che finisse così. Debbo recuperare quel che ho perso, quello che mi è stato tolto. Il bello della vita è proprio questo: si  elezionano le cose che vogliamo ricordare e si ricordano solo le cose belle.  Le brutte sono passate: basta, finito, passato! E le cose belle sono tante. Anche nel periodo triste dell'operazione (la solidarietà con le altre "compagne di sventura", la professionalità dei medici), il periodo di  epressione della chemio e della radio (gli amici e i familiari che discretamente ti accompagnano), la fine del calvario e la felicità di sentirsi ancora  leggeri e in grado di programmare la tua vita. E poi la gioia di sentirsi utili facendo volontariato, aiutando quelle che iniziano il percorso e non sanno ancora che alla fine usciranno dal tunnel godendosi la luce piena, l'aria, il sole come te! E la possibilità di trasmettere ad altri, ai giovani soprattutto, questa esperienza difficile, sì, ma non devastante. Ma sì! Succeda quel che deve succedere, tanto prima o poi bisogna pur morire no? Siamo nati apposta. E allora godiamoci la vita per quel che la vita ci riserva. Siamo noi che dobbiamo e possiamo guidare, mica lei;  lei ci pone ostacoli continui, ma noi ce ne freghiamo.
Mi capita ogni tanto di pensare a quel periodo: è dentro di me indimenticabile e indelebile, ma è come se la cosa non mi toccasse, non appartenesse a me, ci penso come se fosse capitato ad un'altra persona, come se fosse lontana lontana.
Molti dicono: questa esperienza mi ha cambiato molto. Io non lo dico, non so se sono cambiata, forse si, forse no, io sono sempre io, ma l'esperienza mi ha obbligato a tirar fuori da me stessa quello che io di me stessa ignoravo (il meglio, il peggio? che importanza ha!), però sono sempre io, non voglio essere un'altra persona, voglio essere sempre io, con i miei difetti e le mie ossessioni. Un esempio: non avevo mai scritto niente, ero convinta di non saper scrivere. Non avevo mai scritto neanche poesie da adolescente, quando tutti, DICO TUTTI, scrivono poesie (orrende, il più delle volte, ma così gratificanti!). Io no. Ecco, il cancro ha stappato una bottiglia di spumante troppo a lungo compresso e sbattuto e il liquido è esploso! Mi è presa una voglia smisurata di scrivere, di comunicare, di raccontare. Tranquilli: solo per i primi tempi. Poi mi è passata. E' finita  con la fine del diario e di poche altre cose di contorno. Però, sotto mentite spoglie, racconto ancora e ancora e ancora, ai ragazzi delle scuole, la mia avventura. E la guardo da fuori, come se non mi appartenesse. Anzi, quando i ragazzi che assistono al monologo mi sgridano come attrice, perché secondo loro io  ironizzo su fatti tragici e metto un po' in burletta alcuni punti del racconto (dicono che prendo in giro quella "povera signora") io racconto loro, che non sanno che la protagonista del racconto sono io, che la "povera signora" ha visto lo spettacolo e ha approvato tutto! E si è anche divertita! E' vero, non è mica una bugia!
Allora ecco il lieto fine:
 
HEEEEEUALA'!!!
Son passati ormai dieci anni
ed io sono ancora qua.
Digeriti i vecchi affanni,
porto in giro, trallallà
 
per sentiero, piazza, via,
per diritto oppure in tondo,
la mia voglia di allegria
da gridare a tutto il mondo.
 
Ho lasciato nel cassetto
le ricette e la tragedia.
Do colore al mio aspetto,
vivo un clima di commedia.
 
Leggo, studio, canto e danzo,
son fanatica di impegno,
colazione, cena e pranzo
saporiti non disdegno.
 
la vita va,
che fa, che sa,
con tutti i mah,
con tutti i bah!
ma dove va
chissà! chissà!
un po' di qua
un po' di là,
va avanti e sta,
ritorna e va,
perché lo fa,
insomma già,
chissà! chissà!
eppure va.
Questo finalino scoppiettante lo racconto  vestita da clown e ogni anno aggiorno gli anni che sono passati: ho cominciato con tre, sono ad dieci e spero almeno di raddoppiare.
             CIAO MARINA!

 
 
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