Testata per la stampa
  1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
Testata per la stampa
 
 

Contenuto della pagina

Assassinato da chi? Spettacolo tratto dal libro Doveva Morire del Giudice Imposimato.

 

Sabato 15 maggio ore 21 all'Auditorium, teatro inchiesta con Almerica Schiavo

Il Centro Mediterraneo delle Arti, presenta
ASSASSINATO DA CHI?
Le nuove ipotesi sull'assassinio di Aldo Moro del giudice Imposimato
di Ulderico Pesce
con Almerica Schiavo
 
"Non l'hanno ucciso le Brigate Rosse, Moro e i ragazzi della scorta furono uccisi dallo Stato."
 
A parlare è la sorella di Raffaele Iozzino, l'unico della scorta che il 16 marzo del 1978, giorno in cui venne rapito Aldo Moro e furono uccisi tutti gli uomini della scorta, fu l'unico che prima di morire riuscì a sparare due colpi verso i rapitori. Iozzino era di Casola, vicino a Napoli, e quella mattina "stranamente" era al suo primo giorno di lavoro visto che sostituiva la guardia titolare. Sarà proprio la disperazione della sorella di Iozzino il motore della ricerca della verità. Sarà lei a portare alla luce "stranezze" perpetrate da uomini importanti dello Stato italiano come Giulio Andreotti e Francesco Cossiga prima durante e dopo il rapimento di Moro.
Alcune delle "stranezze che scopre e denuncia la sorella di Iozzino.
In genere un'ora dopo il rapimento veniva assegnata l'inchiesta al giudice istruttore che nel caso specifico era Ferdinando Imposimato. Invece le indagini, dopo il rapimento Moro, rimangono nelle mani della Procura della Repubblica di Roma. A Imposimato le indagini vengono affidate solo il 18 maggio 1978 quando Aldo Moro è già stato ucciso il 9 maggio. La sorella di Iozzino arriva a chiedersi perché la Procura di Roma, violando una procedura, trattiene a sé le indagini? Sappiamo che spessissimo i Procuratori della Repubblica venivano nominati da Andreotti e Vitalone pertanto è facile dedurre che un Procuratore è pilotabile con maggiore forza rispetto ad un giudice indipendente e di grande personalità come Imposimato.
Le cose bizzarre denunciate nello spettacolo continuano.
Il 31 gennaio del 1978, circa due mesi prima del rapimento Moro, nasce l'UCIGOS, un organismo di polizia speciale che va a lavorare alle dipendenze del Ministro dell'Interno che all'epoca era Francesco Cossiga.
La famiglia di Iozzino non si spiega come mai nasca una squadra speciale di polizia investigativa senza l'autonomia che la Costituzione gli affida, perché alle strette dipendenze di un ministero.
Qualche mese prima della strage di via Fani accade una cosa ancora più inspiegabile, viene smantellato l'Ispettorato antiterrorismo diretto da Santillo che aveva operato benissimo, che aveva raggiunto risultati eccellenti contro i terroristi e contro la Loggia Massonica P2.
Santillo, per giunta, non lo fanno rientrare nell'UCIGOS. In qualche modo a indagare sul terrorismo, prima del rapimento di Moro, rimaneva solo l'UCIGOS, che era alle strette dipendenze del ministro Cossiga.
Altra cosa bizzarra.
Uomini dell' UCIGOS, ad agosto del 1978, erano già stati in via Montalcini nella prigione di Moro. Secondo alcuni documenti è probabile che gli stessi uomini dell'UCIGOS sapessero della prigione di via Montalcini mentre Moro era ancora vivo. Avevano interrogato gli inquilini che, a loro volta, avevano riferito di comportamenti strani e della renault 4 rossa in un garage. Perché gli stessi uomini dell'UCIGOS non lo comunicano al giudice Iposimato anticipando la scoperta della prigione di due anni?
Ma la denuncia più grossa che fa la protagonista dello spettacolo riguarda le rivelazioni di Pieczenik, un esperto di terrorismo che manda segretamente in Italia il governo USA per la gestione del caso Moro e che affianca Cossiga e Andreotti. Nel 2006 Pieczenik rilascia un'intervista sconcertante di cui in Italia non si è parlato: "Quando le lettere di Aldo Moro... quando Moro ha fatto capire che era sul punto di rivelare dei segreti di Stato e di fare i nomi di coloro che quei segreti detenevano... In quel momento mi sono girato verso Cossiga dicendogli che ci trovavamo a un bivio: se Moro potesse continuare a vivere o dovesse morire con le sue rivelazioni... La decisione di far uccidere Moro non è stata una decisione presa alla leggera. La decisione finale è stata di Cossiga, e presumo anche di Andreotti: Moro doveva morire."


 
La protagonista e il titolo del giornale

Note di regia

"Un altro spettacolo su Moro? Non se ne può più!" Direte. Avete ragione. Più che di spettacoli sul caso Moro c'è la necessità di sapere la verità sulla sua morte.
Questo spettacolo vuole contribuire alla scoperta della verità. E' un po' altezzoso il fine ma le recenti scoperte e rivelazioni del giudice Ferdinando Imposimato, titolare del primo processo Moro, finite in un libro pubblicato da Chiarelettere dal titolo: "Doveva morire: chi ha ucciso Aldo Moro", vanno verso la costruzione di una nuova e chiara verità: Moro doveva morire, ad ucciderlo è stato lo Stato. Le rivelazioni del giudice Imposimato rappresentano la base contenutistica del testo che ho scritto dove però, le scoperte del giudice, sono state intrecciate con la vita di Iozzino. Raffaele Iozzino è il giovane della scorta che riuscì a sparare due colpi contro i terroristi e che era al suo primo giorno di lavoro avendo sostituito, proprio quella mattina, la guardia titolare che aveva presentato un certificato medico. Nelle parole e nelle azioni della sorella di Raffaele, protagonista del lavoro, ho voluto descrivere le ansie e la disperazione di una ragazza a cui strappano parte importante della vita.  Con la figura della mamma di Raffaele, continuamente evocata, ho voluto far parlare la disperazione di una mamma che non riesce a darsi pace, una mamma che aspetta la verità sulla morte del figlio da più di trent'anni.
Ulderico Pesce

 

Il regista

Ulderico Pesce, definito dalla critica italiana: "esponente di spicco della nuova generazione dei narratori teatrali italiani", è nato in Lucania ed ha quaranta anni. Allievo    dell'Accademia di Teatro di Mosca diretta da Anatoli Vassilev, ha lavorato come attore con Luca Ronconi, Carmelo Bene, Giorgio Albertazzi, Giancarlo Sbragia, Gabriele Lavia e altri.
 
Ha partecipato a vari progetti internazionali (Mosca-Roma: Ciascuno a suo modo di  Pirandello per la regia di Vassilev, con il Teatro di Roma, l'Accademia teatrale di Mosca e l'Università "La Sapienza di Roma"; Berlino: Capitan Ulisse di Savinio per la regia di Erik Baranowski, con le Università di Berlino e di Parma).

Ha messo in scena Diario Ottuso di Amelia Rosselli, (parte del lavoro è andato in onda a Blob Fuori orario, Rai 3), Novecento di Alessandro Baricco e Levi Carlo Graziadio, scritto con Giovanni Russo. Successivamente ha scritto e diretto Contadini del Sud, tratto dall'opera di Rocco Scotellaro e Amelia Rosselli, con il quale ha partecipato a festivals in Australia, Argentina, Brasile, Uruguay, Cile, Colombia, Venezuela, Francia e Svizzera. Questo spettacolo, andato in onda su Rai Sat album, è stato definito da Franco Cordelli, sul Corriere della Sera: "Lo spettacolo più sorprendente della stagione teatrale". Nel 2003 Pesce ha scritto e diretto L'innaffiatore del cervello dell'anarchico Passannante, con il quale ha partecipato al Festival Internazionale di Teatro di Santarcangelo di Romagna e a festivals in Cile, Argentina e Perù. Ha messo in scena inoltre Storie di Scorie: come si costruisce una pattumiera nucleare: Scanzano, Saluggia, Roma, Latina, Rotondella. Sta portando in scena Fiato sul collo i 21 giorni di lotta degli operai Fiat di Melfi con cui ha vinto il Premio Riccione per il Teatro 2005 sez. Marisa Fabbri.


 

Rassegna stampa

L'UNITA', Rossella Battisti: "Un narratore di un'Italia dimenticata. Del fare teatro passando per l'archivio, la memoria e poi agitando il tutto per un perfetto cocktail da scena. Teatro con senso e con anima che non finisce con la sigla "the end", ma continua a lavorarti dentro e, magari, si aspetta che possa agire nella realtà."

CORRIERE DELLA SERA, Franco Cordelli: "Pesce recita come se fosse seduto a un tavolo con ciascun spettatore, mi racconta una storia, è la storia di un altro, ma potrebbe essere la sua. Pronuncia una lunga frase e fa una pausa, con calma come se il tempo fosse illimitato, come se fossimo a Matera e non fossimo incalzati da nessuna delle nostre pseudo-brame di vita."

AVVENIMENTI, Marcantonio Lucidi: "Pesce, attore di sicura forza teatrale, è uno di quegli showman di cui l'Italia ha il segreto, i mattatori di estrazione locale ma di valore nazionale."

LA REPUBBLICA, Nico Garrone: "Ulderico è come un felliniano cultore di bizzarri "amarcord" ignoti ai libri di storia e alle pagine dei grandi quotidiani"

L'UNITA' Adele Cambria: "Ulderico Pesce mi fa venire in mente per similitudine Ignazio Buttitta, il poeta siciliano che è stato l'ultimo dei grandi cantastorie del Sud."

IL MANIFESTO Gianfranco Capitta: "Quella di Pesce è una teatralità piena e avvolgente" 
Diario, Attilio Scalpellini: "Dolce e dolente è la matrice del teatro estroverso e popolare di Ulderico"

IL TEMPO, Tiberia De Matteis: "Il teatro di Pesce cerca di sensibilizzare l'opinione pubblica su importanti argomenti con la sua indubbia ed etica arte scenica."

L'UNITA' , Claudio Fava: "Piace perché racconta, affabula, ricorda, stupisce e insegna."
Il sole 24 ore, Elisabetta Dente: "Tutto vero come le lacrime di Pesce davanti all'ultima vittima di cromo e arsenico: un gruccione"

ITALIA SERA,  Annalisa Venditti: "Il teatro di Pesce sa toccare naturalmente i vertici delle
L'Espresso, Alessandro De Feo: "Ogni suo spettacolo si trasforma in una battaglia ideale"